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Finalmente possiamo cominciare questo percorso di approfondimento con il quale spero di dare il mio contributo per far conoscere la cultura Lean, portandola anche al di fuori dell’ambito puramente industriale e tecnico in cui è nata.

Post dopo post, vorrei infatti rendere questo metodo comprensibile e familiare a tutti, perché resto convinto che il Lean Thinking possa portare un enorme beneficio proponendo un cambiamento culturale che vada verso la semplificazione, la valorizzazione della persona, la lotta agli sprechi, l’evoluzione sostenibile, la libertà.

Ma ora veniamo a noi e alle nostre vite…

Per scegliere da quale argomento partire, mi sono chiesto quale sia un’esperienza comune a tutti noi, con la quale conviviamo ogni giorno e in ogni ambito della nostra vita… fino, ahimè, a farci l’abitudine. Risposta: lo spreco.

Come Italiani, si sa, ci abbiamo fatto il callo, e ammettiamolo pure: qualche volta ci fa comodo essere nel paese degli sprechi… in qualche modo ci garantisce una scappatoia, un margine d’errore, un anestetico per la nostra coscienza in una vita in cui siamo spremuti al massimo e questo ci fa rendere conto di quanto sia preziosa ogni nostra risorsa. “Di fronte a tanto spreco, che sarà mai la mia piccola trasgressione o inefficienza?”. Chi è più sensibile e combattivo finisce comunque per credere di combattere contro i mulini a vento.

Ma cosa intendiamo noi per spreco? Cibo avanzato, denaro sperperato, opere incompiute, tempo perso, occasioni sfumate, energie buttate, fatica inutile… tutti effetti: siamo abituati a guardare gli effetti. E lo scenario effettivamente non incoraggia.

Proviamo allora a prendere la faccenda da un altro lato.

Il Lean Thinking nasce in Giappone, dove cultura e significati sono facilmente diversi dai nostri. Lì, gli sprechi (muda) hanno una forte connotazione etica e morale, sono qualcosa di quasi offensivo!

Sostanzialmente si riferiscono a qualcosa di inutile e privo di valore .

Nel TPS (Toyota Production System) i muda sono definiti come fenomeni ed azioni che non innalzano il valore aggiunto del prodotto o del processo, ed insieme a mura (irregolarità, incoerenze) e muri (assurdità, sovraccarico delle risorse), sono oggetto di caccia costante e spietata da parte di tutto il personale.

Già da qui siamo invitati a porre l’attenzione sulle cause degli sprechi, piuttosto che sugli effetti (approccio tipicamente orientale di grande efficacia!). Questo innanzitutto ci distoglie dalla risonanza sconfortante e depressiva degli effetti degli sprechi e ci restituisce il coltello dalla parte del manico.

Cos’è inutile o assurdo nel mio lavoro, nella mia vita, nella mia giornata… cos’è che non aggiunge alcun valore a ciò che faccio, dico, penso?

Se rispondo a questa domanda, non è più una questione di essere o meno circondato da una realtà di sprechi dilaganti, ma il nocciolo è: come mi conviene vivere? Allora combattere gli sprechi diventa innanzitutto un istinto interiore, un modo utile di affrontare le cose, una reazione costruttiva indipendente dagli altri e dall’ambiente circostante, perché per quanto ci sia qualcun altro che fa il contrario, per me diventa stupido agire sprecando, è contro natura e contro me stesso!

Questo ci aiuta anche a liberarci da un ingannevole sospetto: non sprecare non significa perseguire qualche tipo di austerità o castrazione ma, al contrario, indirizzare le risorse per ciò che ha più valore per noi!

A questo punto è sacrosanto ribattere che è facile a parole, ma nei fatti non sempre riusciamo ad accorgerci di quanto e cosa sprechiamo, né riusciamo sempre ad agire virtuosamente. Tutto questo è verissimo, perché ci troviamo a combattere contro la nostra (ed altrui) abitudine.

L’abitudine è la porta d’ingresso e il fulcro d’azione del Professional Organizer: da soli e senza una guida o un metodo, infatti, dovremmo impiegare energie immani per cambiare un’abitudine, in molti casi vedendo fallire anche i nostri tentativi più ascetici.

L’affiancamento di una giuda, così come un metodo da seguire, sono i possibili mezzi per costruire una nuova abitudine.

Detto questo, quali strumenti concreti esistono per cominciare la lotta agli sprechi nella propria vita?

Secondo il metodo Lean si parte dal saper riconoscere le varie tipologie di spreco: è importante maturare un occhio “clinico” e critico, capace di scovare i muda nascosti, solitamente più insidiosi.

Partiamo dunque da qui: ogni mese circa, vedremo in dettaglio una categoria di spreco e il suo insinuarsi in tutti gli ambiti applicativi di Lean Professional Organizing: dal lavoro allo stile di vita.

Questo perché è inutile, secondo la mia esperienza, spingere nella riorganizzazione di un solo ambito della propria vita, lavorando a compartimenti stagni: ci si esaurisce, ci si arrabbia e si finisce per fallire il tentativo. Se si porta ordine e si rendono liberi coerentemente tutti gli ambiti della propria vita, il beneficio che si trae da una parte finisce spesso per migliorarne anche un’altra, in un processo globale di kaizen (ovvero miglioramento continuo sostenibile, di cui parleremo in futuro).

Le categorie di muda (o meglio, le cause che li generano) tradizionalmente conosciute, variamente ampliate o ridefinite, sono:

  • difetti, riparazioni, non conformità
  • sovrapproduzione
  • lavorazioni/processi inutili/ privi di valore aggiunto
  • movimentazioni/trasporti inutili di materiale
  • spostamenti e movimenti inutili di persone
  • scorte
  • attese/inattività
  • intelletto/creatività inutilizzate
  • rifiuti

Chiaramente sono espresse secondo un taglio prettamente legato all’industria di produzione, sul quale mi soffermerò a tempo debito.

In seguito riprenderò ciascuna categoria ritraducendola secondo il LPO per renderla applicabile ovunque. Per ora vi lascio rilanciando queste domande e invitandovi a guardare le vostre giornate e attività attraverso di esse:

“Cos’è inutile o assurdo nel mio lavoro, nella mia vita, nella mia giornata… cos’è che non aggiunge alcun valore a ciò che faccio, dico, penso?”

“Quali cause si nascondono dietro agli sprechi che vedo intorno a me?”
 

Buona caccia!